Guerra in Iran (Ansa)
Intervenuto sulle pagine de ilSussidiario.net, il direttore dell’IGS, Nicola Pedde, ha ragionato sul futuro della guerra in Iran e sulla possibilità che gli attori interessanti riescano a sedersi a un tavolo delle trattative per deporre le armi e riportare la pace nella regione mediorientale: un obiettivo – per ora – piuttosto remoto, perché oltre alle difficoltà di Trump nel comprendere l’attuale realtà politica di Teheran, ci sono anche differenze nette di vedute rispetto all’alleato israeliano.
Secondo Pedde, infatti, Tel Aviv con la guerra in Iran starebbe puntando al “collasso dell’impianto istituzionale iraniano”, accettando anche l’ipotesi di una “ingovernabilità ” sul modello iracheno e – addirittura – una divisione territoriale basata sulle etnie che convivono in Iran; mentre sul fronte USA queste alternative sono le “peggiori” possibili, perché renderebbero “impossibile una formula negoziale”.
Tra USA e Israele, insomma, ci sono differenze nette nella gestione della guerra in Iran e a questo si aggiungono anche le difficoltà statunitensi nel “capire quale sia l’architettura del potere iraniano”: se prima, infatti, c’erano degli interlocutori relativamente moderati che avrebbero accettato una trattative, adesso il potere è totalmente nelle mani dei Pasdaran, molto più conservatori e sempre meno disposti a trattare a ogni assassinio mirato dei loro vertici politici.
