Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky al WEF Davos, 22 gennaio 2026 (Ansa)
Con l’attenzione largamente incentrate sull’Iran e sul Medio Oriente, non smette di far parlare di sé neppure il dossier sull’Ucraina, con la pace che Trump aveva promesso di raggiungere al suo arrivo alla Casa Bianca che oggi sempre essere solo un lontano miraggio, anche se con qualche timida (e forse falsa) apertura da parte del Cremlino: su questi argomenti ha ragionato il generale Giorgio Battisti sulle pagine de ilSussidiario.net, mettendo in fila le (poche) certezze che abbiamo sul conflitto.
Partendo proprio dall’apertura del Cremlino che ha promesso di concedere le garanzie di sicurezza chieste dall’Ucraina, in cambio dell’intero Donbass, Battisti ha spiegato che – se confermato – si tratterebbe di un passo potenzialmente utile per “intavolare un negoziato anche su tutti gli altri aspetti”; fermo restando, però, che resta la chiara incognita rappresentata da Zelensky, che potrebbe nutrire il sospetto che “Putin proceda verso Dnipro”.
Non solo, perché altrettanto tragico potrebbe essere il tema – ipotizzato da alcuni media internazionali – della presunta “offensiva estiva contro l’Ucraina” che la Russia starebbe preparando: a Kiev, infatti, la popolazione (e, soprattutto, i soldati) sono sempre più stanchi e sfiancati e un eventuale attacco su larga scala potrebbe determinare le sorti del conflitto, specialmente perché “gli USA stanno pensando alle loro esigenze operative” in Iran e non garantiscono più i rifornimenti militari a Kiev.
