Stretto di Hormuz (Foto: Ansa)
Nella guerra in Iran c’è una svolta inattesa che evidenzia i limiti della strategia Usa: in una fase di stallo in cui la Casa Bianca appare senza idee chiare, Teheran sta gestendo la partita sia sul piano geopolitico sia su quello economico. Infatti, nonostante la superiorità militare Usa, il regime iraniano non è crollato, anzi ha mostrato capacità di adattamento, sfruttando proprio lo Stretto di Hormuz come leva strategica e un’arma di pressione su energia e mercati.
Ne parla lo storico ed economista Giulio Sapelli su IlSussidiario.net, facendo notare che l’Iran ha iniziato a far transitare solo le “navi non ostili”, a volte dietro pagamento o tramite accordi specifici, quindi lo Stretto è ora regolato da logiche politiche ed economiche proprie.
Questa mossa viene interpretata come provocazione agli americani, che non sembrano avere le idee chiare: l’approccio di Trump si scontra con la complessità dei rapporti internazionali, dove contano alleanze, mediazioni e visioni di lungo periodo, anzi stanno emergendo problemi su risorse militari e consenso interno, quindi il risultato è che gli Usa che rischiano l’isolamento, invece l’Iran, seppur colpito duramente, resiste e mantiene una certa influenza in Medio Oriente. Un risultato quasi paradossale, visto che la guerra doveva indebolire Teheran, ma rischia di rafforzarne il ruolo strategico.
