Protesta anti-Trump in Iran (Ansa)
Nonostante una certa parte del mondo tenda a pensare che la guerra avviata da Stati Uniti e Israele serva a evitare gli l’Iran costruisca la bomba atomica, ritenendola una minaccia pressante per l’intero mondo occidentale, secondo l’ex ambasciatore Alberto Bradanini la realtà è ben diversa, con un conflitto i cui obiettivi sembrano essere ancora fumosi e che rischia di accelerare quel processo che avrebbe voluto originariamente bloccare.
Bradanini, infatti, ricorda che l’ex Guida Suprema “aveva posto due fatwa contro la bomba atomica”, rappresentando una perfetta “garanzia politica e simbolica” contro la possibilità che Teheran la sviluppasse: il conflitto, però, ha fatto venire meno quello garanzia e ora il rischio è che “una parte della leadership civile, militare e clericale” dell’Iran veda nella bomba “la sola via d’uscita” da una crisi che perdura ormai da un mese esatto.
Secondo Bradanini, peraltro, oltre a rischiare di accelerare lo sviluppo dell’atomica, la guerra sembra aver già perfettamente dimostrato che “polverizzare” il regime “con qualche raid o (..) con un’invasione è una fantasia” che difficilmente verrà raggiunta; specialmente se a provarci è un paese – come gli USA – del quale “si capisce più che cosa voglia dire vincere”, contro un altro per il quale significa esclusivamente “sopravvivere all’aggressione”.
