Charlie Kirk (Ansa)
A quasi sette mesi di distanza (era il 10 settembre) dalla morte del noto attivista statuntense Charlie Kirk, l’impianto accusatorio che pende sulla testa di Tyler Robinson potrebbe cadere in seno al processo che si è da poco aperto negli States e che tra qualche giorno porterà alla decisione se aprire – o meno – le porte del tribunale alle telecamere dei notiziari statunitensi: attorno al processo, infatti, c’è un’enorme attenzione mediatica, soprattutto perché per Robinson è stata chiesta la pena di morte.
Facendo un passo indietro, è bene ricordare che Charlie Kirk fu ucciso durante uno dei suoi comizi/dibattiti presso l’università dello Utah lo scorso 10 settembre: secondo le indagini immediatamente aperte dagli inquirenti federali, a sparare fu proprio Tyler Robinson, appostato su un tetto poco distante dal luogo del comizio; incastrato soprattutto da alcune telecamere che lo ripresero fuggire dalla scena.
Sempre secondo le indagini, Tyler Robinson usò – per uccidere Charlie Kirk – un fucile da caccia Mauser 98 e proprio quest’ultimo potrebbe rappresentare la sua “carta nella manica” per uscire indenne dal processo: infatti, le analisi balistiche e forense condotte dal Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives non sono riuscite a confermare la corrispondenza tra il fucile e il proiettile rinvenuto nel corpo dell’attivista, potenzialmente scagionando Robinson.
