Xi Jinping, Presidente della Cina (Ansa)
Che la Cina abbia degli evidenti interessi geopolitici ed economici in Medio Oriente non è certamente un mistero, ma è una novità che Pechino abbia deciso di esporsi in primissima linea per farsi portatrice – da un lato – di una soluzione pacifica a un conflitto che rischia di durare parecchio tempo e – dall’altro lato – di una forzatura utile per sbloccare quello che (tanto in Cina, quanto nel resto del mondo) è a tutti gli effetti il dossier più delicato della crisi iraniana.
Proprio in queste ore, infatti, Pechino si è resa protagonista di due importanti relative realtive alla guerra in Iran: la prima – e forse più importante – è quella di aver forzato il blocco navale imposto dagli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz, dando ordine a una sua petroliera (battente bandiera del Malawi) di attraversare la strozzatura marittima mediorientale; con un’operazione che si è conclusa con successo, senza – per ora – ritorsioni da parte degli USA.
La seconda decisione della Cina, invece, è stata quella di esporsi direttamente per mediare la pace tra Stati Uniti, Iran e Israele, uscendo da quell’ombra in cui si era celata durante le primissime trattative promosse da Islamabad: il piano proposto da Pechino si basa su quattro punti piuttosto generici – si parla di coesistenza, sovranità , stato di diritto e sviluppo -, utili (almeno, apparentemente) per lasciare il più aperte possibili le trattative tra i tre paesi.
