Il presidente USA Donald Trump (Ansa)
Intervenuto in queste ore sulle pagine de ilSussidiario.net, il giornalista e inviato di guerra Toni Capuozzo ha analizzato la guerra in Iran da un punto di vista spesso ignorato in questi giorni, ovvero quello dei soggetti che – da tutte le parti in gioco – muovono veramente i fili del conflitto e delle trattative, puntando in particolare il dito contro un certo establishment politico che sembra sfruttare le tensioni mediorientali per indebolire il presidente statunitense.
Per esempio, secondo Capuozzo sarebbe – parzialmente – scorretto ritenere che il Mossad abbia spinto Trump a muovere la guerra in Iran, ritenendo più probabile l’idea che si sia trattato di una “previsione sbagliata” da parte di Washington e Tel Aviv sulla possibilità che il popolo si sarebbe sollevato contro il regime: in ogni caso, nonostante le voci che sostengono il contrario, secondo Capuozzo è difficile che Teheran esca dal conflitto “con la stessa classe dirigente”.
Dietro ai difficili negoziati, secondo Capuozzo, potrebbe esserci soprattutto il fatto che per i “democratici americani (..) la scadenza di midterm è un traguardo decisivo” per indebolire Trump e aprire con maggiore semplicità “una procedura di impeachment”: un punto – spiega l’esperto – che sembra essere condiviso anche da una buona parte della “leadership europea” che, ovviamente, non vede il tycoon di buon occhio.
