La guerra in Iran (Foto: Ansa)
Il Medio Oriente sembra essere al centro di una delle crisi peggiori degli ultimi decenni con il conflitto in Iran che resta latente e le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz che potrebbero cagionare una nuova escalation militare, contando anche il delicato fascicolo del Libano: temi dei quali ha riflettuto in queste ore Nicola Pedde – direttore generale dell’IGS – sulle pagine de ilSussidiario.net, facendo luce su quella che è la verità delle trattative in corso tra USA e Iran.
Secondo Pedde, infatti, al di là dei proclami di Trump, gli USA – nel migliore dei casi – in Medio Oriente riusciranno “a tornare al 27 febbraio, quando lo Stretto di Hormuz era aperto” e tutto il resto del conflitto sarà visto come “una sconfitta politica” dato che il millantato “regime change non c’è stato” e che l’accordo sul nucleare si sarebbe potuto raggiungere – probabilmente pure con maggiore semplicità – anche “senza la guerra”.
D’altra parte, ciò che resterà è un Medio Oriente profondamente instabile, con “il governo Netanyahu” che resta un “ostacolo alla capacità di riprendere il processo di normalizzazione”, assieme all’esistenza – nei paesi arabi – di milizie regionali “mossa da agende solo in parte nazionali”: la regione, insomma, resterà instabile ancora a lungo, con le sole “diplomazia e politica” che potrebbero portare un vero cambiamento, se solo ci fosse la volontà effettiva di raggiungerlo.
