CEI, il cardinale Zuppi (Foto: Ansa)
Lo scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina riporta al centro il ruolo della diplomazia silenziosa del Vaticano perché, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche e fonti diplomatiche internazionali citate da Agi, tra le figure che avrebbero favorito i contatti umanitari tra i due Paesi continua a emergere il nome del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e inviato della Santa Sede per le missioni di pace.
Non è una mediazione politica ufficiale né Zuppi ha un ruolo diretto nei negoziati tra le parti: si può parlare di “diplomazia parallela” vaticana, una rete di contatti discreti, relazioni informali e canali umanitari che negli ultimi anni hanno cercato di mantenere aperto un minimo spazio di dialogo tra i due Paesi in guerra. Il dossier dei prigionieri di guerra è uno dei temi più delicati del conflitto ed è anche uno dei pochi ambiti in cui, nonostante lo stallo politico e militare, continuano a registrarsi forme di cooperazione tecnica; proprio su questo terreno si sarebbe mossa la rete costruita dalla Santa Sede insieme ad ambasciate, organizzazioni umanitarie e rappresentanti religiosi locali.
Il cardinale Zuppi avrebbe mantenuto contatti costanti su vari fronti umanitari legati al conflitto, evitando però qualsiasi esposizione pubblica; la strategia del Vaticano resta quella del “silenzio operativo”, non rivendicare risultati diretti per preservare la continuità dei canali aperti e facilitare eventuali ulteriori scambi. Non a caso l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, su X ha fatto riferimento al processo di liberazione dei prigionieri e al contributo di diversi attori internazionali coinvolti nelle trattative umanitarie; un tweet ritenuto un segnale indiretto del ruolo svolto dalla rete vaticana.
Il Vaticano, del resto, continua a essere percepito come uno dei pochi interlocutori considerati neutrali da entrambe le parti. Comunque, gli scambi tra Russia e Ucraina sono attualmente uno degli ultimi canali ancora funzionanti tra i due Paesi. Operazioni molto riservate, costruite tramite mediatori multipli e contatti indiretti, che raramente vengono confermate in anticipo. Anche per questo il ruolo di Zuppi viene descritto più come quello di un facilitatore istituzionale che di un negoziatore politico vero e proprio.
