Donald Tusk, premier della Polonia (ansa)
La Polonia è precipitata in una gravissima crisi politico-istituzionale dopo l’escalation che ha travolto il Tribunale costituzionale a Varsavia: l’intervento della polizia all’interno della sede della Consulta, seguito alla sospensione del controverso presidente Bogdan Swieczkowski – disposta per ripristinare lo stato di diritto -, ha scatenato la dura reazione dell’opposizione nazionalista, tanto che il presidente della Repubblica Karol Nawrocki ha interrotto un viaggio ufficiale per unirsi ai manifestanti e forzare l’ingresso dell’edificio in momenti di altissima tensione.
Sullo sfondo dello scontro in Polonia si consuma la resa dei conti tra l’esecutivo europeista del premier Donald Tusk e il blocco conservatore guidato da Nawrocki e Jaroslaw Kaczynski: mentre Tusk ha difeso le azioni di forza parlando di un atto dovuto per smantellare anni di illegalità sotto il precedente governo, la destra ha accusato il premier di aver orchestrato un vero e proprio “golpe” per trasformare il Paese in uno Stato di polizia.
La Commissione europea – dal canto suo – è intervenuta nel dibattito in Polonia sollecitando il presidente Nawrocki a ratificare i togati designati dal Parlamento (con le nomine interrotte come ritorsione per il “golpe” di Tusk) per garantire il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche; mentre l’opposizione si sta ricompattano e minaccia mozioni di sfiducia contro l’esecutivo.
