Stretto di Hormuz (Foto: Ansa)
La riapertura dello Stretto di Hormuz dopo la tregua tra Usa e Iran segna un primo segnale di normalizzazione, ma la situazione resta tutt’altro che risolta: nelle ultime ore sono già transitate circa 20 navi, invece altre hanno iniziato a muoversi dai porti e dalle rade del Golfo, tra cui grandi portacontainer e petroliere. Ma la ripartenza del traffico marittimo procede lentamente, per cui al momento la reazione positiva che si registra è quella dei prezzi energetici, subito in calo.
Il problema è che chi naviga sotto costa iraniana, con l’autorizzazione dei Pasdaran, può essere fermato o controllato dalle forze Usa, chi invece sceglie le acque internazionali deve affrontare il pericolo delle mine, perché le operazioni di sminamento non sono ancora completate. A questi fattori si aggiungono le incognite assicurative, che rendono più costoso e difficile autorizzare i viaggi. Il risultato è una ripartenza graduale, lontana da un ritorno immediato alla normalità .
Nel Golfo restano bloccate decine di petroliere e metaniere cariche di greggio e gas: le navi di Gnl, in particolare, potrebbero essere le ultime a riprendere le rotte, anche per i danni agli impianti e l’incertezza sulla durata della tregua. La riapertura, dunque, è solo un primo passo, ma senza garanzie di sicurezza stabili e durature, il traffico nello snodo energetico più importante del mondo resterà fragile e soggetto a nuove interruzioni.
