L’intelligenza artificiale, oltre a porre interrogativi sulle possibilità della tecnologia, costringe anche a tornare sulla domanda di che cosa significhi essere persona in un’epoca nella quale alcune attività associate all’intelligenza umana possono essere riprodotte da sistemi artificiali. È da questa prospettiva che nasce l’incontro “Custodire l’umano: l’impatto antropologico dell’intelligenza artificiale“, in programma al Meeting di Rimini 2026.
Il confronto, in programma oggi alle ore 19 all’Auditorium Intesa Sanpaolo D3 della Fiera di Rimini e trasmesso in diretta da IlSussidiario.tv, si concentrerà dunque sul rapporto tra innovazione digitale e concezione dell’uomo. Bisogna comprendere come le nuove tecnologie possano incidere sul modo in cui vengono interpretati pensiero, persona e responsabilità . È qui che la riflessione sull’intelligenza artificiale assume una dimensione propriamente antropologica.
A intervenire Benedetta Giovanola, professoressa di Filosofia Morale all’Università di Macerata, già titolare della Cattedra Jean Monnet Ethics for Inclusive Digital Europe e co-titolare della Cattedra UNESCO Ethics of AI and Practical Wisdom, e Javier Maria Prades Lopez, professore di Teologia Dogmatica all’Università Ecclesiastica San Dámaso di Madrid e membro della Commissione Teologica Internazionale. A moderare il confronto Luca Botturi, professore di Media in Educazione alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.
La presenza di una filosofa morale e di un teologo permette di affrontare il tema da due ambiti diversi ma chiamati a dialogare. Da una parte c’è la necessità di interrogarsi sui criteri con cui orientare l’uso dell’intelligenza artificiale; dall’altra quella di approfondire l’idea di uomo che sta alla base del modo in cui interpretiamo il rapporto tra persona e tecnologia.
Un punto centrale sarà il confine tra ciò che una macchina può elaborare e ciò che appartiene all’esperienza umana. La capacità di lavorare sui dati e di produrre risposte sempre più articolate rende infatti ancora più urgente chiedersi se una prestazione apparentemente simile al pensiero corrisponda anche a un’esperienza del pensare. È una distinzione che porta direttamente al tema dell’irripetibilità della persona, richiamato dalla presentazione dell’incontro.
