Albania: la protesta a Tirana (Foto: X/Twitter)
una serie di violenti scontri hanno scosso l’Albania – e, soprattutto, Tirana – tra martedì e mercoledì, quando migliaia di studenti si sono uniti alle proteste iniziate in Francia, in questo caso incentrate contro il governo guidato da Edi Rama: le proteste sono presto degenerate nell’attacco ai palazzi delle istituzioni, con il lancio di pietre e bottiglie molotov che hanno provocato incendi nelle sedi dei ministeri dell’Istruzione e della Giustizia e la dura reazione della polizia con gas lacrimogeni e idranti; mentre il bilancio – ancora provvisorio – parla di almeno 35 fermi e decine di feriti, per la maggior parte agenti.
All’origine della mobilitazione giovanile in Albania ci sono le precarie condizioni delle università , il carovita e la cronica mancanza di sbocchi occupazionali post-laurea, problemi per i quali gli studenti chiedono – esattamente come in altri Paesi europei – investimenti; ma, complessivamente, le rimostranze si sono intrecciate da una più ampia protesta anti-corruzione che dura dalla primavera, nata inizialmente per contestare un controverso progetto edilizio di lusso legato a Jared Kushner in un’area naturale protetta.
Nonostante la mobilitazione delle piazze e le crescenti pressioni per le sue dimissioni, però, il primo ministro dell’Albania Edi Rama ha fermamente condannato le violenze e respinto ogni ipotetico passo indietro, liquidando le istanze dei manifestanti come frutto di notizie false e manipolazioni in una linea intransigente che rischia di gettare nel caos la capitale.
