Vladimir Putin (Ansa)
Intervenuto in una trasmissione dell’emittente Vesti, il presidente russo Vladimir Putin è tornato a parlare della crisi profonda in corso in Ucraina, ormai parzialmente oscurata dalle crescenti tensioni in Medio Oriente con buona pace dei sensi di Zelensky, ancora impegnato a raccimolare quanti più aiuti possibili da un Occidente che non riesce più a fronteggiare tutte le crisi in corso: proprio contro l’Occidente – come spesso ha fatto negli ultimi anni – si è scagliato il presidente russo, accusandolo di aver alimentato una situazione che ha portato allo scoppio della guerra.
Secondo Putin, infatti, l’origine della guerra che sta combattendo risalirebbe al 2014, quando l’Occidente decise di sostenere quello che lui chiama “il colpo di stato in Ucraina”, con un riferimento alla rivoluzione arancione dopo la quale il territorio ex URSS proclamò la sua totale indipendenza dal Cremlino: a quel sostegno, secondo il russo, sono seguiti una serie di “errori sistemici” che 10 anni dopo l’hanno costretto a invadere il territorio confinante.
Non solo, perché Putin ha criticato anche l’attuale atteggiamento occidentale, definendo l’Unione Europa la “coda che scodinzola” in una metafora nella quale Kiev viene descritta come il cane al quale è collegata quella coda e l’UE sarebbe una sorta di vessillo degli interessi ucraini; mentre parole positive il russo le spende per Trump, unico – a suo avviso – ad aver compreso le ragioni del conflitto e a voler trovare una reale soluzione.
