Pedro Sanchez, Spagna (Ansa)
La crisi diplomatica tra Spagna e Israele ha raggiunto l’apice con la decisione del premier Pedro Sánchez di ritirare l’ambasciatrice spagnola da Tel Aviv, lasciando di fatto l’ambasciata con una rappresentanza ridotta: questa svolta segna un nuovo capitolo nello scontro politico tra Madrid e il governo israeliano, maturato dopo mesi di tensioni su Gaza, accuse di antisemitismo e divergenze sulla crisi iraniana.
Le relazioni tra i due Paesi erano deteriorate da due anni, come ricostruito da Niccolò Magnani su IlSussidiario.net: Israele aveva richiamato il proprio rappresentante diplomatico dopo che la Spagna aveva riconosciuto lo Stato di Palestina, ma negli anni successivi il confronto si è intensificato con le dure critiche di Sánchez alle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, definite più volte “non proporzionate”.
Lo scontro si è aggravato ulteriormente quando il ministro degli Esteri israeliano ha accusato il governo spagnolo di portare avanti una politica “antisemita”, accuse poi respinte da Madrid; a ciò si aggiungono le posizioni spagnole contro gli attacchi militari di Usa e Israele contro l’Iran e il rifiuto di concedere l’uso delle basi militari spagnole per l’operazione militare. Il risultato è una crisi diplomatica ormai quasi totale: entrambe le capitali hanno abbassato il livello delle relazioni, lasciando le rispettive ambasciate guidate da incaricati d’affari.
