Commissione UE (Ansa)
Una nuova sentenza della Corte di giustizia dell’Ue stabilisce che gli Stati membri devono riconoscere il cambio di sesso effettuato da un cittadino in un altro Paese dell’Unione. La decisione nasce da un caso giudiziario che coinvolge una cittadina ungherese la quale, dopo essersi trasferita in Italia, ha intrapreso il percorso legale di transizione e ottenuto il riconoscimento della propria identità femminile.
Stando a quanto ricostruito da Lorenzo Drigo su IlSussidiario.net, il problema è sorto quando la donna ha cercato di far aggiornare i propri documenti nel Paese d’origine: le autorità ungheresi hanno rifiutato di riconoscere il cambio di sesso, sostenendo che dovessero prevalere le norme e i valori nazionali, per cui la questione è stata portata all’attenzione dei giudici europei, chiamati a stabilire se tale rifiuto fosse compatibile con il diritto dell’Ue.
La Corte ha ribaltato l’impostazione della giustizia ungherese, sostenendo che uno Stato membro non può ignorare un cambiamento di identità legale riconosciuto in un altro Paese dell’Unione, perché ciò rischierebbe di violare il principio della libera circolazione delle persone, uno dei pilastri del diritto europeo. Vivere con documenti che non riflettono la propria identità legale, spiegano i magistrati europei, può infatti creare difficoltà concrete nella vita quotidiana: dai controlli alle frontiere alle procedure amministrative o sanitarie. Per questo motivo il riconoscimento tra Stati membri diventa necessario per garantire diritti e mobilità all’interno dell’Unione.
