Stretto di Hormuz (Ansa)
Sembra essere sempre meno lampo la guerra iniziata da Trump contro l’Iran, con Teheran che sembra mostrare un’eccezionale resilienza inaspettata dal tycoon e le tensioni che si concentrano soprattutto sullo Stretto di Hormuz, centrale – come sarà ormai noto a chiunque – per gli approvvigionamenti petroliferi mondiali e ragione (assieme alle speculazioni) per cui l’energia e i carburanti sono in rapidissima crescita ormai da due settimane a questa parte.
Proprio sullo Stretto di Hormuz sembra essere incentrato in questa fase del conflitto il presidente statunitense: in una recente intervista rilasciata al Financial Times, infatti, dopo aver precisato che potrebbe conquistare l’isolotto di Kharg “in cinque minuti”, Trump ha minacciato un “futuro pessimo” nel caso in cui la NATO rifiuterà di “fornire l’aiuto necessario” per garantire il coretto funzionamento del fazzoletto marittimo mediorientale.
Non solo, perché dal Pentagono emergono anche voci sul possibile annuncio di una coalizione internazionale (non è chiaro da chi dovrebbe essere composta, con 7 Paesi che secondo Trump sarebbero interessanti) per la conquista di Kharg e dello Stretto di Hormuz; mentre il pressing del tycoon è stato rivolto anche verso la Cina, esortata a fare la sua parte per riportare la calma in Medio Oriente e riaprire il passaggio del petrolio.
