Uk, premier Starmer (Foto: Ansa)
Dopo qualche mese dal primo via libera da parte della Camera dei Comuni, anche la Camera dei Lord britannica ha votato ampiamente a favore della depenalizzazione dell’aborto per le donne che lo praticano esternamente ai parametri definiti dalla legge: un voto per molti considerato storico e di ampia portata, ma che da molti altri è stato duramente criticato per via del rischio che liberalizzi completamente la pratica abortiva.
Soffermandoci sul disegno di legge votato dalle due Camere (e che dovrà passare ancora attraverso altrettante discussioni prima di entrare in vigore), ciò che cambierebbe concretamente è la legge del 1861 che prevedeva pene durissime – fino anche all’ergastolo – per le donne che praticavano l’aborto fuori dai canoni della legge, lasciando però intatta le clausole delle 24 settimane e dei rischi per la salute (anche mentale) della donna e del nascituro; il tutto, insomma, facendo ricadere l’onere legale su medici e strutture sanitarie.
Seppur non vengano – appunto – intaccati i limiti legali per chiedere l’aborto in maniera legale, secondo la Chiesa anglicana la nuova legge apre al rischio che l’interruzione di gravidanza venga liberalizzata fino al nono mese: non a caso, l’arcivescovo di Canterbury (che, peraltro, ha un voto nella Camera dei Lord) ha chiesto a tutte le parti sociali di rispettare il diritto alla vita di ognuno, anche di coloro che non sono ancora nati.
