Paolo Ungari, la morte del giurista a Storie Italiane (screen Raiplay)
A oltre vent’anni dalla morte del giurista Paolo Ungari, il caso torna al centro dell’attenzione con nuovi sviluppi e richieste di verità da parte della famiglia: i familiari sono convinti che non si sia trattato di un incidente, ma di un omicidio rimasto senza colpevoli, e chiedono alla Procura di Roma di fare piena luce su quanto accaduto. Ungari fu trovato morto nel settembre ’99 nella tromba dell’ascensore di un palazzo nel centro di Roma, ma l’inchiesta venne archiviata nel 2003 come incidente, anche se fin dall’inizio non mancarono dubbi e incongruenze.
Secondo la famiglia, sulla scorta anche di perizie tecniche, la dinamica della caduta sarebbe incompatibile con un evento accidentale: l’ascensore non si trovava al piano e quindi non sarebbe stato possibile precipitare semplicemente aprendo la porta. A rafforzare i sospetti ci sono anche elementi emersi nel tempo: contraddizioni nelle ricostruzioni, orari che non tornano e testimonianze mai approfondite. Inoltre, pochi giorni prima di morire, Paolo Ungari era rientrato da un viaggio in Colombia con documenti ritenuti “delicati”, che avrebbe dovuto consegnare a un magistrato.
Per i familiari, questi elementi delineano uno scenario molto diverso da quello ricostruito all’epoca. La loro richiesta è di riaprire il caso e verificare l’ipotesi di un delitto, individuando eventuali responsabilità mai accertate. A distanza di oltre due decenni la Procura starebbe valutando nuovi elementi e possibili testimonianze, ma il caso è stato portato anche all’attenzione del Parlamento.
