L'Unione Europea (Foto: Ansa)
Nel giorno della scadenza dell’ultimatum di Trump che potrebbe portare a un ulteriore peggioramento della crisi in Medio Oriente, oppure – auspicabilmente, ma meno probabilmente – allo sblocco dello Stretto di Hormuz, l’economista Marco Fortis ha ragionato sulla condizione precaria in cui versa l’Europa, con l’Italia che (per una volta) a suo avviso è tra i Paesi messi meglio grazie a “un’eredità di politiche complessivamente valide”.
Infatti, Fortis ricorda che all’attuale crisi siamo arrivati con un “rischio di povertà o esclusione” leggermente più basso, unitamente a una “crescita tendenziale del potere d’acquisto”, a “conti pubblici meno compromessi rispetto ad altri Paesi” e – soprattutto – a un “avanzo primario” nel bilancio pubblico che rappresenta un unicum tra i Paesi del G7: una situazione, insomma, relativamente positiva, ma rischia di essere compromessa dall’irrealistico obiettivo del 3% nello scarto tra deficit e PIL.
Secondo Fortis, infatti, per scongiurare la crisi che ci si prospetta davanti, l’Europa dovrebbe svegliarsi e iniziare a “emettere eurobond per sostenere la domanda interna tramite investimenti pubblici”, scongiurando sul nascere lo “scenario di stagflazione” più volte citato da numerosi esperti; procedendo – al contempo – anche in modo sempre più serrato sulla strada “dell’indipendenza energetica”, evitando l’insostenibile situazione della dipendenza estera.
