L'Avana (Ansa)
Cuba è sprofondata nella più grave crisi energetica degli ultimi decenni: non ha più petrolio, gasolio né olio combustibile e anche le ultime riserve disponibili si sarebbero ormai esaurite. A lanciare l’allarme è stato il ministro dell’Energia e delle Miniere, Vincente de la O Levy, che in un intervento televisivo ha ammesso il collasso del sistema energetico cubano: “Non abbiamo assolutamente più olio combustibile, assolutamente niente gasolio. Non abbiamo più niente”.
Un grido d’emergenza rilanciato anche via radio, che è ancora il mezzo di comunicazione più diffuso nell’isola a causa dei blackout continui. Il governo cubano ha dichiarato di essere disposto ad acquistare carburante “da chiunque voglia venderlo”, ma il peso delle sanzioni Usa rende quasi impossibile qualsiasi trattativa internazionale nei settori strategici dell’energia, della finanza e della sicurezza.
La situazione è precipitata dopo il nuovo irrigidimento dell’embargo deciso dagli Usa nei primi mesi dell’anno. Nel frattempo, il direttore della Cia John Ratcliffe ha incontrato funzionari cubani all’Avana. Secondo quanto riferito dalle autorità dell’isola, durante il confronto sarebbe stata ribadita “l’assenza categorica di basi militari o di intelligence straniere” sul territorio cubano, nel tentativo di smentire le accuse statunitensi sulla presunta presenza di strutture di intercettazione cinesi.
Il collasso energetico sta paralizzando la vita quotidiana: in molte zone dell’isola la corrente elettrica manca fino a 22 ore al giorno. Senza energia non funzionano frigoriferi, pompe idrauliche e sistemi di distribuzione dell’acqua; manca il gas per cucinare e molte famiglie sono costrette ad arrangiarsi con legna, carbone o perfino letame animale per accendere i fuochi domestici. L’emergenza sanitaria rischia di trasformarsi in una crisi ancora più grave: il servizio di raccolta dei rifiuti è fermo perché i camion non hanno carburante, invece l’immondizia si accumula nelle strade aumentando il pericolo di infezioni ed epidemie. Anche ospedali, scuole, università e trasporti pubblici funzionano a intermittenza o restano chiusi.
L’Avana appare quasi immobile, svuotata: le attività commerciali rallentano, i taxi spariscono dalle strade e gran parte della popolazione resta chiusa in casa. Alla crisi economica si aggiunge un clima di forte esasperazione sociale. Negli ultimi giorni si sono registrate proteste spontanee contro il governo, tra le più estese dall’inasprimento delle misure americane.
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha aggravato la situazione: trovare nuove forniture di greggio è diventato molto complicato. L’ultima petroliera russa arrivata a marzo, con circa 100 mila tonnellate di petrolio, è bastata appena un mese. Cuba ha tentato di reggere grazie ai 1300 megawatt prodotti dagli impianti solari realizzati da aziende cinesi negli ultimi anni, ma la rete elettrica obsoleta impedisce di accumulare e distribuire in maniera efficace l’energia prodotta. Da Pechino, Trump ha lasciato intravedere una possibile apertura: “Cuba chiede aiuto e noi parleremo”. Intanto il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato 100 milioni di dollari di aiuti, ma nelle strade dell’isola il malcontento cresce. “Accendete le luci”, gridano i manifestanti. La risposta di Washington resta la stessa: “Cambiate il sistema comunista”.
