Chiara Poggi (Foto: dal web)
Dopo il recente monito da parte del Garante per la Privacy, il caso di Garlasco irrompe anche negli alti uffici dell’Associazione Nazionale Magistrati che ha posto la sua lente sulla morbosa spettacolarizzazione di un caso nel quale si tende spesso a dimenticare che c’è una vittima e ben tre famiglie distrutte da anni passati sotto i riflettori della cronaca, costantemente additati o accusati delle peggiori atrocità, talvolta neppure strettamente collegate al caso giudiziario.
In una nota di qualche giorno fa, infatti, il Garante per la Privacy aveva richiamato i media “al rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali e delle Regole deontologiche dei giornalisti, oltreché delle garanzie costituzionali”, criticando la “continua e morbosa spettacolarizzazione” del caso di Garlasco “in contrasto con il principio di essenzialità dell’informazione”, tanto che si rischierebbe – secondo il garante – di “travalicare il necessario rispetto della persona e della sua dignità”.
Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda si è mossa anche l’ANM, con il segretario Rocco Maruotti che ha ricordato che “la prima vittima del processo mediatico è il principio di non colpevolezza”, con l’attenzione morbosa dei media che trasforma “l’indagato [in] un presunto colpevole”: corretta – secondo Maruotti – sarebbe la cronaca giornalistica, ma non quando si trasforma in uno “show”; invitando gli interessati a chiedersi se sia “un bene per qualcuno” e – soprattutto – un modo per “tutelare davvero coloro che sono coinvolti”.
