Péter Magyar (Ansa)
Prosegue rapidissimo il lavoro di smantellamento della democrazia (apertamente e dichiaratamente) illiberale che Orban aveva creato in Ungheria in un decennio di complessi lavori nei quali aveva accentato i poteri sulla sua figura: un lavoro promosso – ovviamente – dal premier Péter Magyar che lo scorso aprile era riuscito a strappare una netta vittoria all’ex dittatore, avviando immediatamente una lunga stagione di riforme politiche e democratiche.
Il primo passo per Magyar, infatti, era stato quello di smantellare la televisione pubblica dell’Ungheria, definita una vera e propria “fabbrica di propaganda” al servizio di Orban; mentre solo recentemente ha fatto approvare – sfruttando la maggioranza in Parlamento che ha conquistato con le elezioni – un decreto costituzionale che ha sollevato il Presidente della Repubblica (definito da Magyar un “burattino”) Tamas Sulyok.
Contestualmente, il medesimo decreto getta le basi anche per la riforma della magistratura dell’Ungheria, fissando il limite di 70 anni per i giudici costituzionali e 12 anni come durata massima del mandato: una mossa utile soprattutto per costringere l’attuale capo della Corte – Péter Polt, anche lui fedelissimo di Orban – a rassegnare le dimissioni, gettando le primissime basi per riformare interamente l’organo “addomesticato” all’ex dittatore.
