Gadi Eisenkot (ansa)
Il presidente Isaac Herzog ha sciolto le riserve e ha deciso di affidare a Gadi Eisenkot l’incarico di formare il nuovo governo di Israele: l’ex capo di Stato maggiore delle IDF può contare – almeno, sulla carta – sull’appoggio teorico di 67 deputati alla Knesset e l’ufficializzazione del mandato gli concederà 28 giorni per negoziare la maggioranza, ma la strada per l’ex generale si preannuncia complessa per via delle forti spaccature tra le forze politiche necessarie a sostenere l’esecutivo.
Per blindare la maggioranza ed evitare il ritorno del premier uscente Benjamin Netanyahu, Eisenkot necessita del sostegno decisivo dei partiti arabi Ra’am e Lista Congiunta ma, visto che un’alleanza diretta con queste formazioni rappresenta un tabù per diversi alleati di centrodestra, in alternativa si punta a una loro astensione o a un’intesa con le forze ultraortodosse; mentre a Tel Aviv si registrano già le prime manifestazioni di piazza a favore di un esecutivo aperto alle rappresentanze arabe.
Sul fronte opposto, Netanyahu spinge per un governo di unità nazionale limitato ai soli partiti sionisti, puntando sulla forza del Likud come primo partito e rilanciando la priorità della minaccia iraniana, con la replica del partito Yashar di Eisenkot non si è fatta attendere: la disponibilità a un dialogo con il Likud – ha spiegato – esiste, ma solo a condizione che quest’ultimo rompa la propria alleanza con la destra estrema e accetti la guida del nuovo premier incaricato.
