Premier Giorgia Meloni al Consiglio Europeo (ANSA 2026, uff. stampa P. Chigi)
In un’interessante analisi pubblicata sulle pagine de ilSussidiario.net, il giornalista Gennaro da Varzi ha provato a immaginare quale sarà il futuro politico di questo paese: se fino a poco fa, infatti, sembrava quasi indubbia una rielezione di Meloni (magari con margini leggermente minori rispetto alle elezioni del 2022), oggi quella certezza sembra affievolirsi sempre di più; ma dall’altra parte, anche se Schlein ha guidato il ricongiungimento del campo largo, non sembra esserci una reale alternativa solida per il 2027.
Partendo da Meloni, infatti, da Varzi ricorda che se prima la premier era riuscita a garantirsi un consesso politico anche all’estero grazie alle posizioni su Ucraina e Gaza, oggi quel successo “si è progressivamente sfilacciato” anche a causa di una vicinanza troppo ingombrante alle posizioni di Trump; mentre non sembra andare meglio sul fronte interno, tra un referendum che “rischia di diventare una sonora sconfitta politica”, una legge elettorale che “allarma gli alleati”, “prospettive economiche” che non sembrano essere tra le migliori e grandi progetti – dal “Ponte sullo Stretto [ai] CPR in Albania” – parzialmente fallimentari.
D’altra parte, con le difficoltà crescenti di Meloni, secondo da Varzi è certamente un successo che Schlein sia riuscita a “ricostruire un minimo di coesione tra le diverse anime dell’opposizione”, ma anche qui restano diverse criticità : innanzitutto, il persistere di “differenze profonde” tra i partiti di centrosinistra e secondariamente capacità dialogiche che non sembrano far breccia nell’ampio “elettorato moderato” ed è proprio per questo che – attualmente – il centrosinistra non sembra avere “un’alternativa di governo credibile” a quella che potrebbe offrire il centrodestra.
