Trump (Foto: Ansa)
Con gli USA che sembrano essere sempre più impantanati in una guerra in Iran voluta da Trump (e, soprattutto, da Netanyahu), i cittadini si trovano a fare i conti con l’annuale, importantissimo, momento della dichiarazione dei redditi, nel quale devono versare cifre variabili dei loro guadagni annuali per il corretto funzionamento dell’apparato federale: è proprio in questo contesto – nota Luca Pirola sulle pagine de ilSussidiario.net – che iniziano a sorgere alcune domande, potenzialmente fatali per il futuro politico del tycoon.
Com’è facile immaginare, tra l’enorme mole di persone che vivono negli USA, pochi – certamente non la maggioranza di contadini, operai, camionisti e impiegati – capiscono le complesse dinamiche mediorientali, la battaglia energetica tra Trump e Xi Jinping e le articolate questioni geopolitiche; vedendo nella guerra in Iran un’occasione utile solamente a sprecare quel denaro che hanno duramente guadagnato nell’arco degli ultimi 12 mesi.
Un sentimento diffuso anche tra i MAGA che, negli USA, rappresentano la base principale dell’elettorato di Trump, con il podcaster Joe Rogan che ha recentemente definito la guerra iraniana una “aggressione non necessaria”, criticando anche la strategia del tycoon nella gestione del conflitto; mentre a pensarla diversamente e quell’altra base – altrettanto fedele a Trump – elettorale repubblicana: per loro, infatti, la guerra è una dimostrazione di quella “grande America” che il tycoon aveva promesso di realizzare: il prossimo passo sono le elezioni mid-term e solo in quel momento potremo capire chi avrà la meglio tra i due (o tre, con i Dem) schieramenti.
