Ucraina. Militari russi per le strade di Pokrovsk, 2 dicembre 2025 (Ansa)
La guerra in Ucraina continua a giocarsi anche sul terreno energetico, ma gli attacchi di Kiev alle infrastrutture russe non stanno producendo gli effetti sperati: è quanto evidenzia il giornalista Fulvio Scaglione nell’intervista a IlSussidiario.net, spiegando che la strategia di colpire gasdotti e impianti non sta mettendo in crisi il sistema energetico di Mosca.
Negli ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato le operazioni contro infrastrutture strategiche, come stazioni di compressione e oleodotti legati alle esportazioni russe. L’obiettivo è ridurre le entrate energetiche del Cremlino e indebolire la capacità di sostenere lo sforzo bellico ma, come confermano anche fonti internazionali, molti attacchi sono stati respinti o hanno avuto effetti limitati sulle forniture.
Il motivo principale è la struttura del sistema energetico russo, più resiliente e diversificato rispetto al passato: Mosca ha ridotto la dipendenza dal mercato europeo, orientandosi verso nuovi clienti e beneficiando al tempo stesso dell’aumento dei prezzi globali dell’energia. Paradossalmente, la crisi internazionale ha rafforzato le entrate russe: l’aumento dei prezzi di petrolio e gas, legato anche alle tensioni in Medio Oriente, ha consentito a Mosca di incassare di più nonostante le difficoltà logistiche e le sanzioni.
Secondo il direttore di Inside Over, la guerra energetica si sta quindi rivelando meno efficace del previsto: colpire le infrastrutture può creare disagi temporanei, ma non incide in modo decisivo su un sistema che ha già dimostrato di sapersi adattare.
