Una petroliera (Pixabay)
Non si conoscono ancora gli effettivi dettagli – né, soprattutto, i responsabili – dell’attacco denunciato dalla Turchia condotto contro una petroliera di proprietà di un’azienda con sede a Istanbul, che batteva la bandiera del Sierra Leone: un episodio potenzialmente gravissimo e che potrebbe ascriversi sia alle tensioni in Iran – con Erdogan che recentemente ha criticato in modo molto duro Israele -, sia a quella in Ucraina.
Procedendo per ordine, sappiamo – stando a quanto dichiarato dalla stessa Turchia – che l’attacco contro la petroliera si sarebbe registrato a ridosso del canale del Bosforo: dalle prime indagini, risulta che un veicolo acquatico esplosivo si sarebbe diretto contro la nave turca, danneggiando in modo grave la sala macchine; ma – fortunatamente – non si sarebbe registrato nessun ferito, né l’imbarcazione è a rischio affondamento.
Come dicevamo prima, la matrice dell’attacco contro la petroliera della Turchia è ignota, ma l’ipotesi più probabile sembra condurre fino all’Ucraina: secondo alcuni osservatori, infatti, la nave colpita farebbe parte della cosiddetta “flotta ombra” che trasporta il petrolio russo, contravvenendo alle sanzioni internazionali; tanto che da Ankara hanno fatto sapere che, nel momento dell’attacco, a bordo si trovavano circa 140mila tonnellate di petrolio, partito qualche giorno fa dalle coste russe.
