Migranti nella Manica (Foto: Ansa)
Il Parlamento europeo cambia passo sulla gestione dei migranti, approvando un nuovo orientamento sulle politiche di rimpatrio che si ispira anche al modello italiano: l’Eurocamera ha dato il via libera alla posizione negoziale sul regolamento rimpatri, sostenuta da un’inedita maggioranza composta da popolari, conservatori e patrioti. Il punto centrale della riforma è l’introduzione dei cosiddetti “hub di rimpatrio” in Paesi terzi, cioè la possibilità di trasferire i migranti irregolari non solo nei Paesi d’origine, ma anche in Stati terzi disposti ad accoglierli sulla base di accordi bilaterali o europei.
Il meccanismo richiama in maniera esplicita il modello adottato dall’Italia con l’Albania e viene presentato come uno strumento per rendere più rapide ed efficaci le procedure di rimpatrio, rafforzando al tempo stesso il controllo delle frontiere. La proposta prevede anche misure più stringenti: i migranti destinatari di un ordine di rimpatrio dovranno collaborare con le autorità, in caso contrario potrà essere disposta la detenzione fino a 24 mesi, anche come extrema ratio per famiglie e minori.
Il voto è una svolta politica importante, perché la maggioranza ha indicato una linea più restrittiva nella gestione dei flussi migratori, ma il provvedimento ha suscitato forti critiche da parte delle opposizioni e delle organizzazioni umanitarie, che temono rischi per i diritti fondamentali e per la tutela dei minori. Ora, comunque, si apre la fase negoziale con il Consiglio Ue, che dovrà definire il testo definitivo: in ballo c’è non solo la gestione dei rimpatri, ma l’intero approccio europeo alla migrazione, sempre più orientato verso sicurezza, deterrenza e cooperazione con Paesi terzi.
