Guerra in Iran (Ansa)
Intervenuto sulle pagine de ilSussidiario.net, l’analista geopolitico Nima Baheli ha ragionato sull’attuale andamento della guerra in Iran e – soprattutto – dei negoziati pacifici che sembrano essere appesi a un filo piuttosto delicato, soprattutto a causa delle posizioni massimaliste di una certa élite israeliana che sembrano piacere particolarmente a Trump: se i soldati di Tel Aviv, infatti, hanno già chiarito che “l’Iran non è un vero pericolo per Israele”, per la “classe politica rappresentata da Netanyahu” la guerra è un modo per “sopravvivere politicamente”.
D’altra parte, secondo Baheli, se fossero le posizioni massimaliste a prevalere e non si riuscisse a raggiungere un accordo, c’è anche il concreto rischio di un “potenziale utilizzo di armi nucleari”, più volte citato – seppur indirettamente – da Trump e che potrebbe essere la ragione per cui abbiamo assistito alle “dimissioni del capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti”, probabilmente contrario a seguirlo su posizioni che metterebbero innanzitutto in difficoltà gli USA.
Oltre alle ovvie conseguenze geopolitiche che si avrebbero con gli alleati, usare l’atomica in Iran esporrebbe anche Israele a delle conseguenze dirette, potenzialmente altrettanto gravi: Baheli, infatti, ricorda che solo recentemente Teheran ha “colpito con due o tre missili ipersonici siti vicini alla centrale nucleare di Dimona”, dimostrando che – se fosse necessario – potrebbe colpire anche direttamente la centrale, innescando un incidente nucleare.
