Stretto di Hormuz (Foto: Ansa)
La sicurezza nello Stretto di Hormuz al centro delle strategie europee, con l’Europa che prova a mettere a punto una missione navale in grado di reggere anche senza un coinvolgimento diretto degli Usa. Il progetto, discusso nei giorni scorsi a Parigi tra i leader Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Keir Starmer, nasce da una consapevolezza: navigare in acque ad alto rischio senza adeguata protezione espone a minacce concrete, come dimostrato dagli attacchi nel Mar Rosso.
L’idea che sta emergendo – secondo Repubblica – è di rafforzare l’operazione Aspides, già attiva contro gli Houthi, estendendone il raggio d’azione fino al Golfo Persico: è sostenuta da Palazzo Chigi, che preferisce questa soluzione rispetto al rilancio della missione franco-guidata Emasoh/Agenor. Ma il percorso non è semplice: servono nuovi accordi giuridici per coinvolgere partner extra-Ue come Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e India, tutti ritenuti tasselli cruciali per garantire la sicurezza delle rotte commerciali.
Sul piano operativo, il peso maggiore ricadrebbe su Francia e Regno Unito, con fregate e cacciatorpediniere incaricati della difesa da droni e missili, invece l’Italia si ritaglierebbe un ruolo altamente specializzato: oltre a una fregata Fremm e a una nave logistica, metterebbe in campo due o tre cacciamine, tra i più avanzati della Nato. Proprio lo sminamento è uno degli snodi più delicati della missione: le unità italiane, dotate di droni subacquei e personale addestrato, sarebbero in grado di raggiungere l’area operativa in poche settimane, garantendo la bonifica delle acque da eventuali ordigni.
Il contributo degli altri Paesi europei appare più limitato: la Germania, ad esempio, non dispone di mezzi adatti a lunghe traversate oceaniche, invece Francia e Regno Unito stanno ancora testando nuove tecnologie; Belgio e Olanda, dal canto loro, hanno capacità ridotte.
Dietro la costruzione della missione si staglia però una questione più ampia: il futuro della sicurezza europea. L’ipotesi di un progressivo disimpegno degli Usa dalla Nato spinge l’Ue a interrogarsi sulla propria capacità di difesa autonoma. Non a caso, nelle prossime settimane sono previste esercitazioni per simulare scenari di crisi e l’eventuale attivazione delle clausole di mutua difesa europea. Hormuz è allora molto più di una missione navale: è il banco di prova di un’Europa che cerca di capire se può davvero proteggere se stessa
