Iran: esplosione nello stretto di Hormuz (Ansa)
Sembra essere sempre più lontana l’ipotesi di una soluzione pacifica al conflitto in Iran avviato due mesi fa da Stati Uniti e Israele con l’obiettivo di far interrompere a Teheran il suo programma nucleare: le trattative, infatti, dopo un primo colloquio tra i Paesi che si è rivelato del tutto inutile sembrano essere tracollate, con gli ayatollah che non si sono presentati all’ultimo confronto organizzato dagli USA a Islamabad per via del blocco navale statunitense imposto sullo Stretto di Hormuz.
Proprio il blocco navale, peraltro, sembra essere alla potenziale origine di una nuova escalation, con alcune fonti di alto rango dell’Iran che in un’intervista per Press TV hanno minacciato gli USA di una “risposta senza precedenti” nel caso in cui proseguissero gli atti di “pirateria marittima e il brigantaggio” che si stanno verificando nella piccola strozzatura marittima mediorientale: una risposta – ha chiarito la fonte – che sarà strettamente di carattere “militare” e che scatterà nel caso in cui la pazienza di Teheran dovesse esaurirsi.
Minacce che arrivano a ridosso di un’indiscrezione lanciata dal Wall Street Journal secondo la quale Trump, in queste ore, avrebbe dato ordine alla sua Marina di estendere ulteriormente il blocco navale, ritenendolo una leva utile a costringere l’Iran – privato dei suoi ingressi economici derivanti dalle esportazioni petrolifere – a negoziare; il tutto contrapposto all’ipotesi di riprendere i bombardamenti, ritenuta eccessivamente costosa rispetto al blocco navale.
