L'Unione Europea (Foto: Ansa)
L’Unione europea valuta una svolta storica sul diritto di veto, ma con una formula destinata a far discutere: abolirlo solo per i nuovi Paesi che entreranno nell’Ue nei prossimi anni. L’idea circola sempre più apertamente nei palazzi di Bruxelles e nasce da una domanda: come può funzionare un’Europa allargata a oltre trenta membri se ogni Stato continua ad avere il potere di bloccare tutto? La proposta, ancora informale secondo La Stampa, prevederebbe un periodo transitorio durante il quale i nuovi membri non potrebbero esercitare il veto nelle decisioni che richiedono l’unanimità. Tra i comparti coinvolti ci sarebbero politica estera, fiscalità e perfino le future adesioni.
L’obiettivo è evitare che l’allargamento renda l’Ue ancora più paralizzata di oggi. Negli ultimi anni il veto è stato spesso usato come arma politica, con casi emblematici come quello dell’Ungheria di Viktor Orbán. Bruxelles teme che con nuovi ingressi il rischio di stallo possa aumentare ulteriormente. Da qui l’idea di limitare temporaneamente il potere dei nuovi arrivati, pur evitando di creare membri “di serie B”. Il primo banco di prova potrebbe essere il Montenegro, ritenuto il candidato più vicino all’adesione e possibile ventottesimo Stato membro entro i prossimi due anni.
L’idea di limitare il veto ai nuovi membri fotografa una trasformazione dell’Ue, che vuole continuare ad allargarsi, soprattutto verso i Balcani e l’Est, ma senza compromettere la capacità decisionale. Il problema è politico prima ancora che tecnico: nessuno degli attuali Stati membri sembra disposto a rinunciare al proprio veto. E allora la soluzione potrebbe essere scaricare il cambiamento sui prossimi arrivati.
