Stretto di Hormuz (Ansa)
La crisi dello Stretto di Hormuz travolge anche l’India e costringe il governo di Narendra Modi a lanciare un piano di austerity energetica senza precedenti. Nel corso di un discorso pubblico dall’Andhra Pradesh, Modi ha invitato i cittadini a ridurre drasticamente i consumi di carburante, limitare i viaggi all’estero, rinviare acquisti di oro e perfino i matrimoni fuori dal Paese. “Dobbiamo risparmiare valuta straniera per pagare il carburante”, ha spiegato il premier, chiedendo più smart working, uso della metropolitana e carpooling.
La guerra tra Usa e Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz stanno colpendo duramente Nuova Delhi, fortemente dipendente dal petrolio e dal gas che transitano nell’area del Golfo Persico. I primi effetti si vedono nella vita quotidiana: ristoranti chiusi per mancanza di gas, lunghe file ai distributori, riduzione della produzione industriale e migliaia di lavoratori costretti a lasciare le grandi città per tornare nei villaggi d’origine.
Il crollo delle importazioni di Gpl sta mettendo in ginocchio interi comparti produttivi: nel Gujarat hanno chiuso centinaia di aziende della ceramica, mentre nell’Uttar Pradesh il settore del vetro ha perso quasi il 40% della produzione. Come ricostruito da Repubblica, la vulnerabilità dell’India deriva soprattutto dalla scarsità delle sue riserve strategiche: il Paese dispone di appena 21 milioni di barili di petrolio di riserva, contro i 263 milioni del Giappone e oltre 1,3 miliardi della Cina. Gli economisti avvertono che gli appelli al sacrificio individuale potrebbero non bastare. La crisi energetica rischia infatti di rallentare ulteriormente la crescita dell’India, già sotto pressione dopo gli shock degli ultimi anni.
